Stola bianca con uva e patena in raso

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COD: 5213RIUM Categoria:

Descrizione

Stola bianca con uva e patena in raso

La stola bianca con uva e patena in raso è una stola realizzata interamente di bianco che presenta un disegno di una croce dorata e pantena.

 

Specifiche tecniche

Peso spedizione: 340 g
Materiali: raso
Altezza: 135 cm

 

Stola bianca con uva e patena in raso

La stola è l’elemento distintivo del ministro ordinato e si indossa sempre nella celebrazione dei sacramenti.

E’ una sorta di fascia che il sacerdote o il vescovo, si mette dal collo a cadere sul petto e lega con il cingolo sopra l’alba e sotto la casula. Nel caso dei diaconi, la stola va incrociata dalla spalla sinistra sul davanti al lato destro della vita dietro; è sempre stretta con il cingolo sopra l’alba e sotto la dalmatica.

La stola sarà dello stesso colore della casula, e la disciplina attuale ne obbliga l’ uso nella Messa, nei sacramenti e nei sacramentali o comunque ogni qual volta ci sia un contatto con l’Eucaristia. Non si conosce esattamente l’origine della stola, ma la cosa più probabile è che derivi dal mantello di preghiera degli ebrei.

La parola orarium può derivare da orare (parlare, predicare, da cui la parola oratoria), ed è con questo significato che si trasforma in un simbolo dei predicatori. La Bibbia la classifica tra le vesti d’onore. A partire dal XII secolo non si è più utilizzato il termine orarium, ma stola.

La stola va sotto la casula perché è la prima cosa che si riceve nell’ordinazione, e la casula va al di sopra di tutto perché simboleggia la carità che copre tutto.

Simbolismo della stola
È simbolo del potere o dell’autorità sacerdotale ed è l’insegna per eccellenza della dignità sacerdotale. Dato che la stola era una veste utilizzata da persone di una certa dignità, simboleggia la dignità del primo uomo, dell’uomo prima del peccato originale.

Simboleggia l’innocenza necessaria per compiere il servizio sacerdotale e l’abito di gloria con cui sarà rivestito il servo buono e fedele dal Signore come ricompensa per i suoi meriti. Evoca quindi “l’abito della festa che il Padre ha messo al figliol prodigo quando è tornato a casa” vergognandosi di ciò che aveva fatto.

Liberamente tratto da Aleteia

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