22 maggio Santa Rita22 maggio Santa Rita

Oggi il giorno che dedichiamo a Santa Rita, la Santa dei miracoli impossibili, la Santa a cui si rivolgono mogli, madri e vedove.

A Palermo, come in tutta Italia, la devozione verso questa Santa è molto diffusa.

Abbiamo avuto il piacere di parlarne con Salvo Mancuso, presidente della confraternita di Santa Rita, che si colloca presso la chiesa della Maria Santissima Immacolata di Palermo.

Oggi sarebbe il giorno in cui, tradizionalmente, tutte le devote si recano presso la chiesa con le rose per farle benedire, ma data la straordinarietà dell’anno, troveranno la chiesa chiusa e dei vasi dove depositare le rose ad attenderle.

Le rose e Santa Rita

La prima domanda che abbiamo rivolto a Salvo Mancuso è stata proprio, perché le rose?
E lui ci ha spiegato che Santa Rita, in punto di morte, chiese a sua cugina di recarsi nella casa in cui lei aveva vissuto a Roccaporena e di portarle due fichi ed una rosa.
Essendo una giornata fredda, avendo nevicato, la cugina pensava che delirasse. Tuttavia, andò a casa di Santa Rita e trovo una rosa e due fichi ad aspettarla in mezzo alla neve!
Ecco perché la rosa è il fiore simbolicamente legato a questa santa, dalla vita abbastanza singolare.

La vita di Santa Rita

Rita, infatti, fu moglie e fu madre e poi vedova.
Il marito morì ucciso, probabilmente da qualche suo ex compagno di pessime avventure. Rita però non odiò, anzi perdonò. Tuttavia si preoccupò che i suoi due figli, secondo gli usi dell’epoca, avrebbero voluto vendicare la morte del padre con un’azione altrettanto violenta.
Rita pregò Dio di fare in modo che questo non accadesse, chiedendogli semmai di mandare i suoi figli subito in paradiso piuttosto che farli vivere e lasciargli compiere un atto criminoso.  E Rita fu accontentata, entrambi i suoi figli si ammalarono e morirono contemporaneamente giovanissimi.

Il monachesimo di Santa Rita

In seguito a questi fatti, Rita chiese più volte  di essere ammessa al noviziato nel monastero agostiniano di  Santa Maria Maddalena, ma la sua richiesta venne respinta, probabilmente a causa della vita travagliata che aveva vissuto fino a quel tempo.
Allora lei affidò le sue preghiere a San Giovanni Battista, Sant’Agostino e San Nicola da Tolentino, i quali una mattina la fecero ritrovare al centro del chiostro del monastero, fatto che costrinse la badessa ad accettarla.
Ma, non essendo convinta, mise a dura prova la vocazione e l’obbedienza di Rita, facendole annaffiare un arbusto di vite secco, presente nel chiostro del monastero. Il legno, dopo un po’ di tempo, riprese vita e dette frutto. Questa vite, presente ancora oggi al monastero, da allora è detta la vite miracolosa.

Oggi questa Santa dalla vita così umana è fonte di ispirazione e devozione per moltissime donne che si riconoscono in percorsi familiari difficili, questo per Salvo Mancuso è la motivazione della grande devozione delle nostre concittadine a Santa Rita.

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